Tea1928

Il recupero di tessuti e pellami come risorsa economica, sostenibile e di territorio
La storia di Stefania e Federica

Collezione borse Tea1928

Nascita di un nome e sua evoluzione…

Il brand nasce come Teabag1928, e nasce dalla tipologia di rosa preferita da mia mamma, la rosa Tea appunto e dalla sua data di nascita. Da lei ho imparato l’amore per i tessuti e la magia del vedere trasformato un modello di carta in un cappotto, anzi di immaginare che quei fogli di carta con tutti quei segni rossi e blu erano un cappotto o un paio di pantaloni o una camicia.

Mia mamma, come tutte le ragazze della sua generazione era andata da ragazza a scuola da sarta… insomma una lunga e bellissima storia famigliare che meriterebbe una narrazione apposta.

Ad un certo punto sempre più persone ci facevano notare che, digitando nei motori di riecerca Teabag, comparivano prevalentemente notizie o siti di immagini relative alle buste da tè, a quel punto abbiamo deciso di eliminare la dicitura “bag” e lasciare Tea.

Questo è coinciso anche, fortuitamente con la produzione dei foulard da taschino, le pochette o pocket square e i foulard da donna perché eravamo riuscite a recuperare una quantità notevole di campionari di seta pura italiana da un rappresentante. Quindi a quel punto la dicitura “bag” era diventata riduttiva e non esplicativa a sufficienza.

Non abbiamo in effetti notato un grande sconvolgimento nella eliminazione del termine “bag”…

Cosa fate e come lo fate

Produciamo borse e foulard sia da donna che da taschino per uomo. Lo facciamo utilizzando come materia prima il recupero dei pellami o dei tessuti. Li recuperiamo dai fine serie, dagli avanzi delle lavorazioni, dai fine pezza, dai campionari rimanenti delle fiere, dai campionari dei rappresentanti.

Lo facciamo recuperando. Recuperare e non riciclare, un processo completamente diverso. Il termine recupero però riguarda anche la produzione.

La nostra regione, le Marche, sono anni che soffre (oramai direi agonia) di una crisi produttiva enorme.

Eravamo la regione tra le più forti nel manifatturiero e nella pelletteria, sono anni che questo non c’è più e non solo per colpa della delocalizzazione ma soprattutto per l’incapacità endemica di innovare e di fare sistema, realmente.

Il filo rosso, come lo chiamo io, del termine recupero, che unisce tutta la filiera di Tea riguarda anche il far rimettere in moto le macchine da cucire dei piccoli laboratori artigianali. Piccoli laboratori artigiani, sottolineo, quelli veri, quelli in cui al massimo ci sono tre macchine da cucire, altrimenti si parla di industria artigiana. A questo ci tengo molto perché c’è troppa confusione alimentata anche dalla “narrazione falsata” attraverso i social.

Il laboratorio dove produciamo ha tre macchine da cucire e una/due persone che ci lavorano. Questo va recuperato perché questa tipologia di laboratorio che era disseminata ovunque capillarmente è quella che è scomparsa (noi ci abbiamo impiegato tre anni a trovarne due).

L’industria ha avuto una riduzione importante del lavoro ma non è mai scomparsa del tutto.

Il recupero per noi altrettanto importante è quello che riguarda le persone. Come nel caso della cooperativa Recò, dove impiegano al lavoro immigrati per ridare loro la dignità che solo il lavoro può restituire. A loro affidiamo la cucitura di alcuni modelli in tessuto. Sono abilissimi.

tessuti di recupero Tea1928

Nascita di una collezione: materia e design

Prima di tutto c’è la forma, che deve essere semplice per non incorrere nello spreco di materiale, e fuzionale.

Poi, subito dopo ad ogni collezione, che nel nostro caso sono due, estiva ed invernale, c’è la ricerca del materiale da recuperare che è la parte più complessa ed articolata perché deve tener conto di almeno due aspetti, la quantità secondo il previsionale di vendita e un minimo del trend della stagione. Un minimo sottolineo.

La scelta del recupero e le esperienza pregresse

Tea nasce da me, Stefania, mi sono sempre occupata di comunicazione in senso lato e trasversale, in sintesi venivo pagata per pro-gettare, ovvero su un determinato argomento, su un determinato settore, tematica, dovevo pensare oltre ciò che era. Fosse un nuovo formato per una libreria, una strada che creava problemi e si doveva riunire a convegno i maggiori esperti per trovare una soluzione, un nuovo modo di fruire il turismo regionale ecc. …

Ad un certo punto, siamo nel 2011, mi viene bloccato improvvisamente un progetto enorme a cui avevo dedicato gli ultimi due anni. Ero senza lavoro. Ho deciso di applicare a me stessa ciò per cui venivo pagata, pro-gettare, scandagliare. Ho iniziato a cercare di capire quali fossero le tematiche che stavano emergendo, era il 2012 e iniziava allora ad emergere il recupero, il riciclo, la sosteniblità. Fashion Revolution ancora non esisteva ma in certe nazioni come quelle scandinave iniziavano le giornate della moda sostenibile. Ora c’è di tutto sotto l’egida del “sostenibile” anche i parrucchieri sono eco… allora no.

Tea nasce in embriore in quel momento. Poi si sviluppa nelle forma e nei contenuti, diciamo così.

Stefania di Tea1928

Che cosa vi rende uniche (il vostra USP)

Lavoriamo davvero solo con materie prime recuperate e produciamo in veri laboratori artigianali.

Già questo, di questi tempi, è unico.

Altra cosa, davvero abbiamo fatto tutto solo con le nostre forze economiche, davvero non abbiamo finanziatori.

Collezione borse Tea1928

Cosa vuol dire recupero in termini di tempo, costo, margine di guadagno

Una fatica enorme, tempi che si devono incastrare alla perfezione, costi notevoli, molto più alti che se andassimo in una conceria ad acquistare pezze di pelle o rotoli di tessuto. Si paga di meno se si acquistano quantità elevate e, al contrario di ciò che si pensa comunemente, i pellami o i tessuti si pagano e questo è un caos nella filiera pazzesco. Noi contribuiamo ad eliminare i costi di smaltimento ma ciò non viene considerato da chi vende.

Come comunicate il prodotto alla vostra audience, a quella allargata. Su quali canali, il valore attribuito, la strategia

Trasmettere quello che è stato ed è il nostro percorso non è semplice, occore un ufficio stampa che forse attiveremo da settembre. La comunicazione che sia importante per me è una idea scontatata, venendo da trent’anni di quel mondo, conta moltissimo, ma ora più che mai, ha valore reale se sincera. I social importantissimi e rivoluzionari tanto quanto la stampa di Gutemberg e la nascita della rete, sono saturi di “storytelling” inteso in accezione negativa. Chi guarda cosa accadrà come le grandi aziende, sa già che è necessario tornare alla verità, semplice verità.

Noi seguiamo assolutamente la nostra visione, categoricamente.

Business, cosa serve per gestirlo

Nessuno studio pregresso, io vengo, come dicevo, dal mondo della comunicazione e Federica è laureata in Lettere. Corsi e workshop non li troviamo utili perchè sono sempre generalisti e riteniamo che quello che va bene per chi produce gioielli non può andare bene a chi produce borse anzi, diffidiamo moltissimo dei corsi e ancora di più dei workshop.

Ci ha aiutate moltissimo un mio amico d’infanzia che è un consulente del lavoro e uno straordinario e preparatissimo commercialista.

Con la gestione dell’aspetto finanziario abbiamo dovuto imparare a fare amicizia e la stiamo ancora costruendo questa amicizia, ma non credo che tolga nulla alla creatività, il cervello si separa facilmente!

Partnership, compiti e ruoli

Io e Federica siamo molto diverse e su questa diversità abbiamo innestato e costruito le rispettive responsabilità e compiti. Io mi occupo di tutto ciò che riguarda la ricerca, la realizzazione dei modelli fino al taglio del prodotto. Mi occupo di tutto ciò che riguarda la comunicazione. Federica si occupa principalmente delle relazioni con le agenzie dei rappresentanti e del problem solving con i clienti.

Insieme però andiamo a recuperare le materie prime, lei ha uno sguardo diverso dal mio, e questo è fondamentale.

Stefania e Federica di Tea1928

Sareste mai riuscite da sole a creare una micro-attività?

Non saprei dire se da sole saremmo mai riuscite. Non ho mai fatto una analisi approfondita su questo argomento, ma credo di no.

Cosa vi sarebbe stato utile sapere o avere, ai vostri inizi

La cosa che ci è mancata di più è stata una copertura finanziaria solida, diciamo cosi, una disponibilità economica elevata. Questo ci avrebbe permesso di attivare canali comunicativi molto prima.

Abbiamo economicamente sempre fatto conto solo sulle entrate che portava Tea, niente altro, e questo, lo possiamo dire con assoluta certezza, porta a rallentare tutto. Chi afferma che con due creme vendute nel centro estetico ha costruito un business da diversi zeri, mente, e lo sa. Chi riesce a partecipare a fiere internazionali, pagarsi un ufficio stampa già da subito ha alle spalle finanze cospicue. Chi mette in piedi dal nulla una produzione di maglieria è perchè alle spalle ha un maglificio e potrei portare tanti altri esempi.

Non c’è nulla di male in questo, ma riteniamo che bisogna essere leali nella narrazione del chi si è.

Consigli da condividere con donne che vogliono avviare un micro-brand, realizzare concretamente la loro idea, rendersi indipendenti

I consigli che posso dare sono diversi.

Il primo, non prendere per oro colato ciò che viene raccontato attraverso i social o la rete in genere. Si riaggancia a quello che dicevo prima, siamo al culmine della narrazione falsata.

Il secondo consiglio è di non abbandonare mai il lavoro che si ha, se si ha la fortuna di averne uno, farsi un mazzo tanto e portare avanti le due cose. E se non si ha nessun lavoro, studiare, studiare, studiare. Studiare il settore che abbiamo pensato per il nostro micro brand. Non credere ai corsi online, seri ce ne sono pochissimi, il resto è solo un  modo per alimentare le tasche di chi li propone.

Terzo consiglio non farsi abbagliare dal numero dei follower, non comprarli mai. Insomma essere seri, molto seri.

La vostra soddisfazione e la vostra ambizione

Saremo soddisfatte quando riusciremo a far produrre ai nostri laboratori un numero tale di borse da permettere loro di vivere agiatamente e quando alcune aziende del tessile che amiamo ci chiameranno per farci recuperare le loro giacenze, penso in particolar modo a Rubelli e ad alcune aziende del comasco.

La soddisfazione maggiore che abbiamo adesso è che “a passi da bimba” come amiamo dire, andiamo avanti. Un passo in più al giorno.

Collezione Tea1928

Avete esteso il portfolio dei prodotti, siete in evoluzione. Dove volete arrivare?

Abbiamo allargato le tipologie dei prodotti perchè, come ho detto prima ci  è capitata tra le mani una quantità enorme di seta pura italiana.

Vogliamo arrivare ad essere conosciute come un brand che dal solo recupero, con due donne che della resilienza hanno fatto per forza il loro mood di vita, dimostra che è possibile, veramente, realizzare una moda sostenibile.

Vogliamo arrivare a poter spiegare a quante più persone possibile, che è possibile.

Siamo Stefania e Federica e Tea1928 è il nostro brand.