måne knit designs

Il knitting artigianale, eco, etico e solidale di Lisa Rossetti

Collezione costumi

Chi sono e origini del naming

Il nome måne significa luna in svedese ed è stata una scelta un po’ obbligata. Sono sempre stata attratta dalla luna, fin da piccola passavo ore e ore ad osservarla e ne ho sempre sentito l’influenza. Nell’amore e nella mia espressione creativa. Ho scelto la “versione” svedese dopo che sono stata a Stoccolma e Göteborg. Ho conosciuto un modo di vivere molto lontano, per certi versi, dal nostro stile di vita, e il fatto che una delle mie migliori amiche viva là da 10 anni ha fatto sì che per me questo nome creasse una sorta di ponte invisibile per sentirla più vicina.

Le altre parti del nome sono identificative.

Inizialmente era måne handmade, ma lo sentivo troppo limitante e l’ho cambiato in måne knit designs, perché unisse quelle che sono le principali caratteristiche del brand. Si tratta di maglieria, lavorata ad uncinetto o ai ferri, ma non con una immagine tradizionale. C’è una ricerca estetica più moderna, improntata alla mia visione di moda. Ecco perché designs.

Cosa faccio

Realizzo capi di maglieria con tecniche antiche, a mano, utilizzando ferri ed uncinetto, passo da maglioni oversize con lana grossa a bikini in cotone.

Inoltre ho inserito una parte di knitting tools, che vanno dai knitting pattern a felpe per knitter – piccola anticipazione – presto inserirò anche knitting kits e altri articoli per Maker.

Ho iniziato a fare brevi video di corsi online per chi desidera imparare e sto progettando qualche workshop.

Ho molti progetti in mente, ma attualmente sono sola, quindi cerco di fare il possibile, rispettando le precedenze imprenditoriali.

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Gli inizi

Sono cresciuta nel mondo della moda e dell’arte. I miei genitori avevano un azienda d’abbigliamento e mio padre era anche un collezionista d’antiquariato. Sono quindi sempre stata attratta da questo settore, perché l’idea che qualcuno apprezzasse la mia arte a tal punto da volerla comprare ed indossare, mi ha sempre dato una carica energetica esagerata.

Inoltre, da donna, l’idea di creare qualcosa che facesse sentire più belle e a proprio agio col proprio corpo le donne, qualsiasi tipologia di corpo avessero, mi trasmette(va) un senso di pace. Ed ora che lo sto facendo anche in modo etico e sostenibile ho la sensazione di essere in una fase in cui sto restituendo qualcosa al mondo.

Studi ed esperienza

Ho seguito inizialmente un percorso di studi slegato dalla moda. La mia famiglia voleva che un giorno potessi fare scelte diverse e non venissi limitata da un preconcetto scolastico, nonostante lavorassi in azienda ogni estate, speravano che scegliessi di abbandonare questo mondo. Ho scoperto poi dopo il perché, quindi il mio percorso di studi vero e proprio nel campo moda è iniziato l’ultimo anno di università quando ho deciso di abbandonarla e seguire un corso formativo indetto da un’associazione locale che oltre alla formazione con professionisti del settore dava la possibilità di effettuare uno stage finale in una importante azienda locale. Sicuramente se non avessi fatto questo percorso di studi non sarei mai riuscita poi ad entrare in azienda e a formarmi pienamente, perché la gavetta e il lavoro in azienda è quello che forma veramente, soprattutto quando si entra in un’azienda non completamente strutturata dove è possibile imparare e toccare con mano ogni fase aziendale.

Credo anche però che un corso come questo che ho seguito io, come unica formazione di partenza pur essendo una buona base, non sia sufficiente per chi non ha mai avuto nessun tipo di esperienza di settore. Questo percorso di studi inoltre non è sufficiente per entrare nelle grandi case di moda. Se l’obbiettivo è quello, allora è necessario seguire un percorso formativo che dalle basi vada in crescendo e che venga terminato in un istituto di altissimo livello, uno su tutti il Marangoni.

Avere il nome di un istituto di quel livello o meno, fa la differenza tra un curriculum scartato al principio o no.

Detto tutto questo, sono assolutamente certa che senza un’adeguata formazione, anche scolastica, non sia possibile lavorare nel settore.

Infine, l’ambiente moda non è assolutamente un settore facile ed è quindi fondamentale essere assolutamente sicuri di quello
che si vuole fare nella vita e coscienti degli enormi sacrifici che vengono richiesti.

La mia USP*

Credo che il mio brand si differenzi da tanti altri in quanto non nasce come puro business, con lo scopo di fare fatturato e produrre.

Nasce da un’esigenza creativa e personale precisa, e anche da un voler riformare il settore, mostrando che essere un brand artigianale che si concentra sull’impatto ambientale ed umano non vuol dire essere degli hobbisti o realizzare design da mercatino.

Significa mostrare che attendere, perché si sta realizzando qualcosa creato su misura per noi, puo’ rivelarsi in realtà una dolce attesa. Si ritorna all’idea del passato, ponendo attenzione su di una ricerca costante di qualità, come quella che si ritrova nei capi di sartoria o di alta moda, ad un prezzo più accessibile. Questo per far sì che le persone possano avvicinarsi a questo tipo di moda.

Scelgo solo fibre provenienti da aziende sostenibili, che producano anche in modo etico ed equo solidale, nel totale rispetto delle risorse utilizzate, non solo ambientali, ma anche animali.

Ovviamente il prezzo di queste fibre è decisamente più elevato, ma finché mi sarà possibile cercherò di andare incontro con i prezzi alle esigenze del cliente. Sfortunatamente quello che noto è che il consumatore non ha una reale percezione dei costi reali affrontati da un’azienda quando produce. Quindi è  disposto a pagare 70€ per qualcosa che ne vale decisamente meno, senza battere ciglio, perché l’azienda promuove molto la sua immagine. Fa più fatica a farlo quando invece i prodotti valgono realmente i soldi spesi, ma l’azienda per mantenerli tali, investe meno nell’immagine del brand.

Va aggiunto inoltre a questo, che le hobbiste, che di base copiano o che fanno maglia per pura passione, e quindi non come attività lavorativa a tempo pieno, incidono (a ribasso) sui prezzi di mercato, contribuendo alla svalutazione del lavoro dei veri artigiani.

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Stile

Come stile sono piuttosto bohémien, con qualche spruzzo di street style, ma sono una creativa in continua evoluzione e crescita, quindi non mi sento di essere troppo definita e/o catalogata.

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Branding

Attualmente, vendendo solamente online, come comunicazione utilizzo i social principali come Instagram e Facebook, dove ho costantemente post in promozione.

Ho attivato il profilo anche su Twitter, ma non lo comprendo ancora bene come meccanismo di promozione aziendale.

Comunicare un messaggio forte come quello che vuole dare il brand è sicuramente molto complicato e sto ancora studiando l’approccio migliore per raggiungere l’obiettivo.

Diventare freelancer, imprenditrice, designer indipendente

Questo bisogno è stato generato dalla scoperta di avere una forma rara di tumore. È stato il mio risveglio biologico. Sentivo l’impellente necessità di restituire qualcosa al mondo, e di potermi evolvere e crescere come persona e creativa.

Quando lavori in un’azienda con un immagine piuttosto formata e vedi la difficoltà nel far evolvere questa immagine, e non stai più imparando nulla, ad un certo punto le scelte sono due: o resti e fermi la tua evoluzione, o te ne vai.

E se te ne vai ci sono altre due opzioni: cerchi un’altra azienda, dove però, avendo la mia tipologia di formazione, ti ritroverai nell’arco di
qualche anno nella situazione precedente, e quindi vai in loop; o ci provi, e se hai il coraggio o la follia, devi farlo, ti metti in proprio.

Per me era giunto il momento di tentare.

Cercavo la possibilità di creare qualcosa di mio, e di poter dare un pizzico della mia visione a chi l’avesse voluta.

Difficoltà

Di difficoltà ce ne sono mille, sicuramente essere una micro imprenditrice in un settore molto frequentato da hobbiste è un grosso problema.

Il pubblico tende a mettere tutte nella stessa categoria anche quando l’immagine di prodotto e di brand risulta molto diversa, anche quando l’imprenditrice è una professionista con obblighi fiscali e la hobbista no.

Con questo non dico assolutamente che non vengano realizzate cose belle e di buona vestibilità anche da chi fa maglieria per hobby.

Il problema sono i prezzi, applicati senza reali calcoli di costi, senza la necessità di dover coprire tutte le spese che una impresa ha, ma solo le spese “vive”, come i costi dei filati. Difficilmente le due posizioni sono qualitativamente ed eticamente identiche.

Altro problema sono i grossi brand che dominano il mercato e possono permettersi costi e strategie di comunicazione estremamente diverse.

Quando si è piccoli bisogna essere pazienti, costanti e a volte abbassare la testa ed essere flessibili, ma non si puó permettere alle aziende che richiedono un tuo servizio da freelancer di sottopagarti, perché tanto ci sono le hobbiste che lo fanno…

La magia del knitting

Mi piace l’idea di poter creare quello che immagino nell’immediato, di vederlo evolvere. Mi piace vederlo crescere e svilupparsi, mi piace anche disfarlo e farlo ritornare filo per poter ricominciare migliorandolo. Questo sia per quanto riguarda i lavori di maglieria che all’uncinetto.

Non so se espanderò la mia linea, ma il brand è appena nato ed in evoluzione, quindi per ora non posso dire più di tanto.

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Business e creatività

L’aspetto del business sicuramente toglie molto tempo e spazio alla creatività, lo avevo considerato ma non credevo impegnasse così tanto. Non posso dire se mi piace o se non mi piace, sicuramente allo stato attuale è necessario.

I corsi di business servono. Servono delle basi di business sia che si voglia aprire una partita iva per società sia che si voglia lavorare come freelancer.

Come sviluppo un’idea

A volte faccio uno schizzo, altre volte parto direttamente a lavorare l’idea. Dipende effettivamente dal tempo che ho. La cosa però che per me non può mancare è lavorare il campione del colore nel quale avevo immaginato il mio capo, che sia un maglione, un top, un cardigan o un bikini.

Se potessi saperne di più

Oltre a quanto sopra indicato, sarebbe bello esistesse una sorta di database sulle influencer, come lavorano, che tipo di ROI hanno, se sono serie ecc.

Il peso dell’indipendenza

Lo sento si e no, è sicuramente molto difficile, ma era quello che volevo quindi è un peso che porto più che volentieri.

Suggerimenti pratici per chi vuole mettersi in proprio

Serve andare a fiere di settore e trovare i fornitore più adatti alle proprie esigenze, ma per fare questo è necessario avere la partita iva.
Per mettersi in proprio bisogna formarsi e non basta la pura esperienza scolastica, senza l’aggiunta della gavetta che insegna veramente il lavoro, non è possibile avere le capacità richieste.
Il budget dipende dal tipo di attività che si vuole avviare, se non si è lavorato con questa idea futura in mente, quindi mettendosi da parte un fondo notevole, è necessario richiedere un finanziamento abbastanza alto. Sarà comunque, molto probabilmente necessario se non si hanno altre entrate.

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Grinta e ambizione

Sicuramente sono grintosa e ambiziosa, ma anche idealista, visionaria, controversa alle volte, un po’ fuori dagli schemi e forse anche un po’ matta.

Non credo di voler arrivare da nessuna parte, credo di voler cambiare me e chi mi circonda, le mie stesse clienti. Voglio lasciare un segno, la mia impronta, e voglio continuare ad evolvermi, crescere. Non credo di avere un punto, o per lo meno è talmente lontano che in questa fase non l’ho ancora ben chiaro.

Sono Lisa Rossetti e måne knit designs è il mio brand

* Unique Selling Proposition o anche detto Unique Selling Point