Self-made woman di Valeria Arnaldi

Il ruolo delle donne nella storia

Self-made woman

Come donne nella storia il nostro ruolo è sempre stato quello dietro le quinte?

Sembra proprio così, eppure profili di donne che sono avanzate senza l’aiuto di uomini alle spalle ci sono stati. Questo è il principio su cui si basa il libro Self-made woman di Valeria Arnaldi che riprende la frase attribuita a Virginia Wolf “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” e la rigira nel più contemporaneo “dietro una grande donna non c’è nessuno”.

Gli esempi elencati sono molti, la maggior parte noti, la maggior parte stranieri.

Il libro mi ha fatto venire in mente che

  1. Il ruolo di spalla non ci è mai bastato, ma ora ci va davvero stretto
  2. Allo stesso tempo quel ruolo, assegnato o scelto, lo abbiamo accettato, lo accettiamo troppo spesso, per ragioni di tradizione, cultura, opportunià, comodità, pigrizia

Come nel film The Wife, che si lega molto a questa idea di ruolo spalla.

Il libro è scritto bene e si legge facilmente, tuttavia secondo la mia ottica:

  1. Non c’è molta profondità. È difficile ricavare insegnamenti da queste storie di cui non si conoscono difficoltà, ostacoli, strategie adottate per realizzare cose impossibili. Non traspira lo stato d’animo di totale sconforto che le avrà toccate in più di una occasione. La stanchezza. E quindi la loro capacità di resilienza
  2. Sono nomi noti, sarebbe bello conoscere le storie di quei nomi meno noti e di più donne italiane. Siame cosmopolite, ma a forza di sentircelo dire non conosciamo più chi siamo ma sappiamo cosa fanno le donne nel resto del mondo. E la nostra esterofilia non è ricambiata con la stessa “generosità”. Prendete una qualsiasi pubblicazione del mondo anglo-americano o francese o tedesco, capirete di cosa parlo

Ad esempio mi è venuta una grande voglia di sapere di più delle sorelle Giussani, che vengono trattate nel libro. E di storie di donne italiane che si sono ritagliate un ruolo così come Luisa Spagnoli. Le Giussani hanno trovato una forma di emancipazione nel fumetto nero, ma non sono partite dal nulla. Angela Giussani, quella che ha avuto l’intuizione e ha trascinato poi la sorella nella sua visione di successo, era sposata con un editore. Potrà anche non averla appoggiata, ma lei consoceva la strada. E questo per me fa la differenza. Conoscere le basi non sminuisce il risultato ma fa capire molte cose. Se non avesse avuto quel tipo di accesso nell’editoria, avrebbe avuto le stesse possibilità?